domenica 5 giugno 2016

Gravità Zero

Gravità Zero
Ciò che è stato scritto da Daniel W. Fry in Passi per le Stelle e successivamente stampato negli Stati Uniti d'America dalla CSA Editori forse rappresenta meglio quello che per molti potrebbe essere interpetrato come un serio ostacolo per l'uomo nel voler realizzare il suo più grande sogno, e precisamente quello di poter viaggiare nello spazio violando artificialmente tutte quelle forze di gravità che governano l'intero universo.

La 'scoperta' di queste forze gravitazionali ci è stata ampiamente inculcata attraverso i noiosi libri di testo delle scuole elementari e soprattutto da alcune teorie formulate nel XVII secolo dal matematico e fisico, Sir Isaac Newton.
In realtà, la gravità viene percepita dall'uomo nel momento in cui fa capolino dall'utero della propria madre e questo vale anche per l'uomo dell'età della pietra che per primo sperimentò questa teoria gravitazionale scagliando dall'alto di una rupe un masso che colpi' accidentalmente la testa di un orso delle caverne mentre tentava di arrampicarsi sulla scogliera per aggiudicarsi il meritato pasto serale. Tuttavia, è stato proprio Sir Isaac Newton che per primo riuscì a completare un'analisi matematica di questa teoria, tutto questo per colpa di una mela. Le sue conclusioni risultarono essere compatibili con le successive osservazioni ottenute da alcuni test, i quali sembravano avvalorare tutte quelle teorie antecedenti la tanto osannata "relatività" pronosticata in seguito da Albert Einstein. In breve, le conclusioni furono che la gravità non è altro che una qualità che tende ad accomunare tutta l'intera materia, e che si manifesta attraverso l'attrazione reciproca di tutti i corpi solidi. Il valore di questa attrazione è direttamente proporzionale al prodotto della loro massa, e inversamente proporzionale al quadrato della distanza che li separa. 
L'attrazione tra la terra e un'altro corpo vicino è conosciuta dai fisici come il peso specifico dell'oggetto anche se potrebbero emergere alcune difficoltà nell'affermare che questa forza possa variare in modo inversamente proporzionale al quadrato rispetto alla distanza in cui esso era stato precedentemente localizzato.  Ciò implica che qualora la distanza tra due corpi solidi (non solo) dovesse risultare pari a zero, la conseguente forza attrattiva così ottenuta potrebbe essere interpretata come un valore infinito destinato a coinvolgere l'intera discarica stellare.

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