lunedì 23 marzo 2015

La ricerca di intelligenze extraterrestri attraverso l'infrarosso


infrared research alien signal
Gli astronomi hanno ampliato la loro ricerca sulla presenza nell'universo di eventuali intelligenze extraterrestri approcciandosi ad un nuovo livello di studio, attraverso l'utilizzo di rilevatori sintonizzati sulla luce infrarossa. Questo nuovo dispositivo, di recente ha cominciato a scansionare il cielo per cercare dei segnali provenienti da altri mondi.

Visible-spectrum
"La luce infrarossa sarebbe un ottimo mezzo per la comunicazione interstellare", ha affermato Shelley Wright, un professore di fisica e assistente presso l'Università della California,a San Diego, che ha guidato lo sviluppo del nuovo strumento, insieme all'Istituto Dunlap di Astronoma e Astrofisica dell’Università di Toronto. Gli impulsi di un potente laser a infrarosso permetterebbe l'emissione di una luce più luminosa di una stella, pur essendo solo un miliardesimo di secondo meno potente.
Il gas e la polvere interstellare risultano essere trasparenti alle radiazioni degli infrarossi, consentendo a questi segnali di essere visti a grandi distanze. Inoltre occorre meno energia per inviare la stessa quantità di informazioni tramite questi segnalirispetto a quella richiesta utilizzando la luce visibile.
"L'idea è stata formulata già alcuni decenni fa", ha aggiunto Wright. A Charles Townes, lo scienziato che ha lavorato presso la University of California di Berkeley,al quale vanno i meriti per aver contributo allo sviluppo dell'innovativo sistema laser che gli ha permesso di ottenere il Premio Nobel per aver suggerito questa idea in un lavoro pubblicato nel 1961.
Da oltre 50 anni gli scienziati sono alla costante ricerca di segnali radio provenienti dallo spazio profondo , dopo aver ampliato la loro ricerca per più di un decennio. Ciò nonostante gli strumenti in grado di catturare gli impulsi emessi dalla luce infrarossa forse potranno fornirci i primi risultati solo tra qualche" anno".  Tre anni fa, attraverso l'Istituto Dunlap, Wright ha acquistato nuovi rivelatori testandoli per vedere se lavoravano in modo soddisfacente per installarli in seguito su una nuova generazione di telescopi. 
Lo scienziato ha rilevato che gli strumenti hanno lavorato come previsto. 
Jérmoe Maire, un socio dello scienziato ha giocato un ruolo chiave negli sforzi pratici nello sviluppo del nuovo strumento, chiamato NIROSETI, che significa "SETI optical infrared" che dovrebbe aggiungere maggiori informazioni rispetto ai precedenti rilevatori ottici, registrando livelli di luce per un determinato periodo di tempo, in modo che i modelli possano essere analizzati dopo aver rilevato potenziali segnali provenienti da altre civiltà.
Poiché la luce a infrarossi penetra più in profondità attraverso il gas e la polvere rispetto alla luce visibile, questo metodo di ricerca potrà essere esteso alle migliaia stelle, piuttosto che limitarsi a sondare lo spazio a una distanza di qualche centinaio di anni luce.  Grazie al successo della missione Kepler, che ci ha permesso di scoprire pianeti abitabili orbitanti intorno a stelle simili al nostro sole, ci si è posti l'interrogativo su quanti segnali si potrebbero catturare con questo sistema. Il NIROSETI è stato installato presso il Lick Observatory dell'University of California, sul Monte Hamilton, a est di San Jose, e ha iniziato la sua attività il 15 marzo scorso.  L'Osservatorio Lick è stato il sito di precedenti ricerche SETI, dove si è testato uno strumento ottico, che Wright aveva costruito quando era uno studente universitario presso l'Università della California a Santa Cruz, sotto la direzione di Remington Stone, che a quel tempo era direttore delle operazioni dell'osservatorio Lick . 
Speriamo che questa nuova tecnologia possa essere più efficace nel rilevare eventuali civiltà aliene presenti nella nostra galassia. 
Tuttavia, rimane ancora qualche dubbio.Arrivera' mai quel giorno in cui  questi scienziati riveleranno a noi comuni mortali la scoperta di segni di vita intelligente che secondo molti si nasconderebbe nei freddi spazi siderali? 
Fonte: phys.org

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