mercoledì 17 febbraio 2016

Una nuova teoria sul bolide spaziale caduto sulla citta’ russa di Chelyabinsk

Chelyabinsk
Il 15 febbraio 2013, l'approccio dell'asteroide (367943) con l'atmosfera terrestre provocò un certo sconcerto tra la comunità scientifica di tutto il mondo, dopo che i cieli tersi della regione di Chelyabinsk della Federazione russa furono attraversati da un luminoso super bolide.
Tre anni più tardi, dopo i risultati ottenuti da diverse centinaia di lavori scientifici condotti su questo fenomeno, i ricercatori non sono riusciti  ancora a determinare con esattezza l'origine "dell'intruso" proveniente dallo spazio esterno, i cui frammenti provocarono ingenti danni a centinaia di edifici e il ferimento di circa 1.500 persone. Calcolare la velocità esatta del meteorite nel momento in cui fa il suo ingresso nell'atmosfera terrestre è la chiave per determinare l'orbita di un corpo celeste molto più grande dal quale si sarebbe staccato il meteorite di Chelyabinsk. Nel corso dell'ultimo anno sono state proposte diverse teorie circa l'orbita del super bolide. Una di queste è stata formulata dagli astrofisici spagnoli Carlos e Raul de la Fuente Marcos ed i loro colleghi del Regno Unito dell'Università di Cambridge. 
Secondo i loro calcoli, le caratteristiche del corpo celeste da cui si è staccato il meteorite di Chelyabinsk potrebbero essere simili a quelle dell'asteroide 2011 EO40, anche se le prove spettroscopiche per un collegamento tra i due corpi celesti finora non sono state ancora confermate dagli scienziati .
L'asteroide probabilmente ha attraversato quello che gli esperti chiamano il "buco della serratura gravitazionale" rilevato il 15 febbraio 1982 ad una distanza inferiore a 0,0015 unità astronomiche. 
Come risultato della convergenza della traiettoria originale dell'asteroide 2011 EO40 che sembra aver subito una variazione di rotta, tre decenni più tardi, questo corpo celeste potrebbe aver dato origine alla meteora di Chelyabinsk.
Queste conclusioni sono state rese pubbliche dagli scienziati che tutt'ora sono impegnati nello studio della dinamica di alcuni bolidi spaziali di notevoli dimensioni i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Astrophysical Journal.

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