Biofisico spiega l'assenza nell'universo di sonde autoreplicanti

self-replicating probes
Alex Kouvald biofisico dell'Università di Newcastle (Regno Unito) ha spiegato il motivo per cui nell'universo non possono aggirarsi delle sonde in grado di replicarsi autonomamente ed evolversi in dispositivi automatizzati capaci di alimentarsi all'infinito traendo energia dalle circostanti stelle. 
Il concetto di macchine auto-replicanti (tra cui quello che associa questi dispositivi all'opera di una intelligenza artificiale) è stato ampiamente illustrato dal matematico americano John von Neumann il quale si è ispirato ad alcune teorie proposte da altri scienziati e scrittori di fantascienza che, seppur fantasticamente cercarono di immaginare i futuri scenari relativi all'esplorazione spaziale vista con un'ottica del tutto nuova . 
Se tali sonde fossero in grado di muoversi nel vuoto cosmico a una velocità dieci volte inferiore a quella della luce al punto da varcare i confini della Via Lattea, allora non è da escludersi che tra mezzo milione di anni questi dispositivi potrebbero tornare a dare segni di vita nel nostro vicinato cosmico. 
Nel frattempo, l'uomo non è riuscito ancora a individuare nell'universo la presenza di queste ipotetiche sonde autogestite, in modo particolare, nel nostro sistema solare. La ragione di questo può essere spiegata in due modi. In primo luogo, uno dei motivi potrebbe essere l'assenza di forme di vita intelligenti nell'universo le quali avrebbero potuto strutturarsi in avanzate civiltà al punto da creare queste avanzatissime sonde auto replicanti .  In secondo luogo, tali sonde non sarebbero capaci di programmarsi autonomamente affinché potessero individuare altre civiltà avanzate nell'universo visto che per far ciò occorrerebbe un intervento esterno da parte di intelligenti entità biologiche . Nel suo studio Kouvald ha cercato di dimostrare l'impossibilità che delle sonde di von Neumann, potrebbero vagare e diffondersi in tutta la galassia e nell'universo stesso. Lo scienziato è giunto a tale conclusione dopo aver considerato un certo tipo di sistema auto-organizzato in grado di evolversi nel corso del tempo. Lo sviluppo di queste intelligenze artificiali , secondo i risultati della biofisica, inevitabilmente porterà quest'ultime ad affrontare quegli errori riconducibili all'impossibilità di avvalersi di uno sviluppo sostenibile pregiudicando l'esistenza dello stesso sistema auto replicante che andrebbe in tilt qualora tali dispositivi si vedrebbero costretti a riparare e riprodurre una copia di se stessi . Ciò significa che le macchine auto-assemblate potrebbero diffondersi molto lontano dalla loro sorgente primaria. 
Kovald ritiene che nell'universo potrebbero nascondersi ancora alcune di queste sonde von Neumann, anche se in questo caso potrebbero essere localizzate nelle immediate vicinanze della loro sorgente di nascita. Il lavoro della biofisica aiuta a spiegare il paradosso di Fermi, secondo il quale, nel caso in cui nell'universo o nella nostra galassia si fosse sviluppata un qualche tipo di civiltà intelligente, allora questa sarebbe già stata individuata dall'uomo.  
In precedenza, gli scienziati hanno suggerito un'altra spiegazione in controtendenza a questo paradosso, in base al quale il contatto con degli ipotetici alieni biologici potrebbe avvenire solo percorrendo enormi distanze cosmiche visto che sono relativamente piccole le probabilità di imbatterci con altre forme di vita simili a quelle presenti sulla Terra.

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