sabato 11 febbraio 2017

La scienza finalmente ammette che non siamo soli nell'Universo

alone in the Universe
Quello che molti vorrebbero sapere è se almeno in uno dei tanti mondi potenzialmente abitabili, scoperti in quest'ultimi decenni dalla comunità astronomica, possano sussistere quelle  ottimali condizioni ambientali tali da aver permesso il progressivo sviluppo di intelligenti forme di vita, se non altro la proliferazione di organismi multicellulari particolarmente complessi. Fondamentalmente la gente comune è particolarmente propensa nel credere che siamo soli nell'universo forse perché timorosa di doversi confrontare un giorno con intelligenze estremamente evolute . Il buon senso ci porta a ritenere che è praticamente impossibile che altre forme di vita non possano essersi sviluppate su mondi lontani caratterizzati da ecosistemi in ualche modo simili a quelli terrestri. In un articolo del New York Times, scritto da Adam Frank, pubblicato anche sul Sunday Review si sottolinea che "le probabilità che siamo soli nell'universo sono meno di una su 10 miliardi di trilioni di possibilità il che ci porta a credere che possiamo non essere l'unica civiltà avanzata ad essersi evoluta all'interno di questo sconfinato universo . Se poi si considera l'esistenza di altri universi allora le probabilità aumentano notevolmente". 
Ciò nonostante le possibilità di comunicare con gli extraterrestri sono estremamente scarse, almeno se continuiamo ad avvalerci della nostra attuale tecnologia,che potrebbe risultare estremamente primitiva agli occhi degli ET. 
La conferma dell'esistenza nel nostro vicinato cosmico di altre civiltà avanzate ci verrebbe fornita dall'equazione Drake. Qui sotto è riportato un estratto estrapolato da un articolo pubblicato sulla rivista sopraindicata. 
"Il mese di maggio 2016 gli astronomi del team che gestiscono i dati ottenuti dal veicolo spaziale Kepler ha annunciato la scoperta di 1.284 nuovi pianeti, che insieme alle loro rispettive stelle orbitano al di fuori del nostro sistema solare. Il numero totale di tali esopianeti individuati dal telescopio spaziale Keplero ammonta a circa 3.000 corpi celesti tuttora sconosciuti alla comunità scientifica. Ciò rappresenta una rivoluzione per quanto concerne le nostre conoscenze planetaria. Basta pensare che una decina di anni fa la scoperta anche di un solo nuovo esopianeta avrebbe potuto rappresentare un epocale evento scientifico. 
I miglioramenti nella tecnologia astronomica ci ha permesso di vedere in modo dettagliato oltre i limiti del nostro visibile. Ormai è un dato di fatto che ogni singola stella può essere accompagnata da almeno un pianeta potenzialmente abitabile".
ufointernationalproject.com

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