giovedì 13 aprile 2017

Un ecosistema sconosciuto individuato nelle Fossa delle Marianne

Fossa delle Marianne
Gli esperti hanno scoperto un ecosistema finora sconosciuto alla comunità scientifica il quale si sarebbe sviluppato sugli oscuri e freddi fondali oceanici e precisamente a sei miglia sotto la Fossa delle Marianne.

La scoperta è di estrema importanza in quanto potrebbe offrire nuovi indizi per la ricerca di vita aliena nel nostro sistema solare.Secondo uno studio pubblicato su Proceedings of National Academy of Sciences delle alternative forme di vita si nasconderebbero a sei miglia sotto il livello del mare, un luogo estremo in cui nessuno aveva mai sospettato che la vita fosse possibile a tali profondità. Provate ad immaginare a cosa avrebbe potuto assomigliare il nostro giovane pianeta quattro miliardi di anni fa quando la superficie terrestre era priva di ogni forma di vita. 
Fino a poco tempo fa gli scienziati erano fermamente convinti che delle misteriose forme di vita non avrebbero mai potuto sopravvivere a quelle profondità estreme ove regna l'eterna oscurità. Anticamente il nostro pianeta ha sperimentato frequenti schianti di asteroidi e meteoriti che dopo aver sconvolto la turbolenta superficie della Terra avrebbero reso impossibile la sopravvivenza alimentare a quelle primordiali creature costrette a trovare riparo nelle profondità oceaniche. In quella particolare fase evolutiva del nostro pianeta i microbi stavano affrontando una 'missione impossibile' nel sopravvivere in quelle estreme condizioni ambientali. 
Nella loro ricerca di un riparo e nei primi anni di vita tali organismi si sarebbero adattati a vivere al sicuro nelle profondità oceaniche, in luoghi in cui non ci si aspetterebbe mai di trovare tracce riconducibili a delle rudimentali forme di vita che sui fondali marini si sarebbero evolute in modo del tutto diverso rispetto alla superficie terrestre. Questa è la conclusione a cui sono giunti gli esperti grazie a un nuovo studio che ha dimostrato l'esistenza di forme di vita microbiche tutt'ora rintracciabili nel mare più profondo della Terra e precisamente in un canyon sottomarino supermassiccio chiamato la Fossa delle Marianne. 
Al fine di convalidare la scoperta, gli esperti si sono avvalsi di sottomarini azionati a distanza con lo scopo di recuperare 46 campioni di una roccia serpentina incastonata all'interno di un vulcano di fango individuato nei pressi della Fossa delle Marianne, considerato il luogo più profondo della Terra, a sud-ovest del Giappone. Secondo quanto riportato da Phys.org, il particolare interessante di questa scoperta, come fatto notare da Live Science, e' che la roccia serpentina potrebbe aver avuto origine a più di 12 miglia sotto il fondale marino, prima di essere vomitata dal vulcano di fango.
Il team di esperti è stato guidato da alcuni ricercatori dell'Università di Utrecht, nei Paesi Bassi. Nonostante che gli esperti non avessero trovato microbi intatti, la loro ricerca ha permesso di rilevare tracce di materiale organico oltre a idrocarburi, lipidi e aminoacidi individuati in 46 campioni di rocce perforate dalle sostanze chimiche. La scoperta del vulcano di fango è stata associata ai prodotti di scarto batterici. 
Queste molecole organiche sicuramente suggeriscono la presenza di forme vita, anche se la loro fonte, come gli autori ammettono, non è ancora del tutto chiara”, afferma Frieder Klein, un ricercatore che studia la serpentinizzazione presso il Woods Hole Oceanographic Institute.
Questo è un altro accenno all'esistenza sul nostro pianeta di un'ottima, profonda biosfera ancora sconosciuta ”, ha dichiarato il ricercatore Plumper alla nota rivista National Geographic. 
Questa biosfera potrebbe essere enorme così come di piccole dimensioni, anche se laggiù avviene sicuramente qualcosa di strano che ancora non riusciamo a comprendere .”
Il Dr. Ivan Savov dell'Università di Leeds, che ha lavorato alla ricerca, ha aggiunto in un comunicato che i risultati ottenuti rivelano una “nuova visione dell'abitabilità del nostro pianeta.”
Data la difficoltà di ottenere campioni dalla terra profonda, non ci sono state offerte molte opportunità per esplorare come la vita microbica possa sostenersi in assenza di una fotosintesi”, ha spiegato Savov.
Le rocce del mantello terrestte che abbiamo studiato, dimostrano un certo legame tra il ciclo assolto dal carbonio profondo e il mondo di superficie.”
Gli esperti suggeriscono che delle peculiari forme di potrebbero sopravvivere a tali profondità estreme questo perché la 'subduction zone' è relativamente fredda visto che il magma non colpisce la crosta terrestre ma affonda fino a raggiungere la parte più bassa del mantello terrestre.
Come spiegato dal National Geo, il limite di temperatura affinché delle forme di vita potessero sopravvivere è di circa 120 gradi Celsius e non dovrebbero superare una profondità di dieci chilometri ove le condizioni ambientali diverrebbero estremamente proibitive anche per quegli organismi molto resistenti .ewao.com

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