domenica 24 giugno 2018

Inventata una tecnologia per individuare Esseri interdimensionali

Molto sì è speculato sulla possibile esistenza di invisibili mondi paralleli esistenti oltre i confini dello spazio-tempo e relegati in inaccessibili dimensioni alternative ove tutto sembra avere poco senso se contestualizzato con le nostre attuali poche conoscenze della metafisica. Daniel Nemes scienziato e inventore, originario della Spagna, ma residente in Colombia, da quando aveva 14 anni si interessò molto all'astronomia e alla scienza diventando membro del gruppo astronomico di Madrid, in Spagna. 
Egli afferma che il suo progetto è iniziato dopo aver letto un articolo pubblicato su una rivista scientifica il quale faceva riferimento alla materia oscura dell'universo e l'universo multidimensionale. 
L'argomento lo coinvolse così tanto da prendere l'iniziativa di eseguire una serie di calcoli matematici ed esperimenti ottici tramite i quali catturare spettacolari immagini "ultraterrene". 
A riportare alla luce la questione del multiverso è il sito ovnihoje.com il quale si è voluto soffermare su come lo scienziato sostonesse di aver inventato una tecnologia in grado di rilevare degli esseri interdimensionali. 
Egli ha scoperto un metodo di acquisizione di gran lunga superiore alle emissioni a infrarossi e raggi ultravioletti. Questo metodo lo ha chiamato ENERGIVISION. Nei suoi esperimenti, Nemes indossa lenti speciali, schermi ultrasensibili frutto della sua invenzione e soprattutto della luce solare. 
Le immagini che riesce a catturare con questo metodo sono di natura ancora sconosciuta. Egli spiega la sua teoria secondo la quale si tratta di immagini indefinite provenienti da altre dimensioni. 
Tuttavia, Nemes sostiene di voler esporre la sua invenzione in modo da farla conoscere alla comunità scientifica degli Stati Uniti, che finora si è dimostrata molto scettica. Ciò nonostante i media tradizionali hanno voluto ignorare e mettere a tacere la scoperta insieme alle immagini catturate da Nemes. 
È difficile giungere a una conclusione certa su ciò che è stato condiviso dallo scienziato anche se è del tutto lecito mantenere un margine di scetticismo sul contenuto delle immagini stroboscopiche pubblicate in rete.

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