mercoledì 13 giugno 2018

Ti sei mai chiesto se siamo veramente soli?

Per il paradosso di Fermi, la vita extraterrestre che cerchiamo da sempre deve essere in grado di crescere, riprodursi e in qualche modo essere rilevabile dall'occhio umano.
Ciò significa che i nostri alieni devono essere in grado di viaggiare nel freddo vuoto dello spazio o almeno trasmettere criptici messaggi attraverso le sconfinate distese Interstellari. Alexander Berezin, un fisico teorico alla National Research University of Electronic Technology in Russia, ha proposto una nuova risposta al paradosso di Fermi. 
Qualora l'ipotesi di Berezin dovesse risultare corretta, potrebbe significare un futuro per l'umanità peggiore della sua stessa estinzione.
"E se", ha scritto Berezin in un articolo pubblicato il 27 marzo sulla rivista arxiv.org, "la prima vita che è riuscita a raggiungere quel livello tecnologico necessario per per affrontare lunghi viaggi Interstellari potrebbe aver sradicato ogni competizione pur di alimentare e favorire la propria espansione galattica ". In altre parole, la ricerca dell'umanità nel voler scoprire la vita intelligente potrebbe essere direttamente responsabile e a titolo definitivo della distruzione di quella vita extraterrestre lungamente cercata in quei luoghi completamente sbagliati. E se fossimo, inconsapevolmente i cattivi dell'universo? 
Non importa davvero che aspetto potrebbe avere un'ipotetica vita aliena. 
Molto probabilmente potrebbe essere un primordiale organismo biologico, un'intelligenza artificiale super intelligente o persino una sorta di mente alveare di dimensioni planetarie. 
"Non sto suggerendo che una civiltà altamente sviluppata cancellerebbe consapevolmente altre forme di vita", ha scritto Berezin.
"Molto probabilmente, non si accorgeranno nemmeno della nostra esistenza, nello stesso modo in cui un team di costruzione demolisce un formicaio solo per costruire un immobile molto più confortevole e ospitale".

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