martedì 6 ottobre 2020

C'è qualcuno là fuori?

 


Per secoli gli esseri umani si sono interrogati e affrontato questo annoso dilemma, includendo ancestrali questioni spirituali e metafisiche oltre a quelle scientifiche. Man mano che abbiamo acquisito una maggiore comprensione dell'universo, tuttavia, le nostre ricerche hanno assunto una forma ben più concreta. 
Le domande sugli extraterrestri sono diventate un affascinante argomento per la scienza piuttosto che per la fantascienza e la filosofia contemporanea.
Ora, una nuova collaborazione tra l'osservatorio Very Large Array nel New Mexico e il Seti Institute in California, finanziata privatamente, potrebbe significare che la nostra curiosità per gli alieni potrebbe essere più che mai soddisfatta. 
I dati ottenuti dai 28 giganteschi radiotelescopi  del VLA, configurati in modo da scansionare una vasta distesa di cielo, saranno trasmessi attraverso uno speciale supercomputer progettato per rilevare segnali lontani. 
Gli scienziati che lavorano presso l'Istituto Seti  affermano che l'annuncio significa che la loro ricerca, per lungo tempo confinata agli eccentrici margini della scienza rispettabile, è diventata ora "quasi mainstream".
Quanto è probabile che venga trovato un segnale extraterrestre e cosa potrebbe significare un evento del genere?
Sono tutte domande difficili da rispondere. 
Finora gli attuali progetti del Seti non hanno rilevato alcuna trasmissione intelligente da altri pianeti. 
Tuttavia, le recenti scoperte nello spazio profondo e nelle scienze della Terra hanno fornito un certo incoraggiamento a coloro che sarebbero entusiasti di una tale prospettiva, per quanto remota essa sia nel rilevare altre civiltà intelligenti.
Mentre una volta si pensava che il nostro sistema solare potesse essere l'unico nel suo genere, dalla scoperta del primo esopianeta (pianeta all'interno di un altro sistema solare) risalente agli anni '90, ne sono stati localizzati altri migliaia. 
Si ritiene ora che circa una stella su cinque abbia almeno un pianeta roccioso all'interno della propria orbita in una cosiddetta "zona abitabile", cioè a una distanza ottimale dalla rispettiva stella dove la temperatura (né troppo calda né troppo fredda) potrebbe significare che la vita aliena potrebbe essere teoricamente fattibile.
Allo stesso tempo è stata posticipata la data in cui potrebbe essere iniziata la vita sulla Terra . 
Mentre una volta si pensava che gli oceani profondi non avrebbero mai potuto ospitare elementari formi di vita  per miliardi di anni, ancora prima che una strana reazione chimica avesse potuto produrre cellule primitive ,  la scienza moderna suggerisce che questo sarebbe potuto accadere molto più rapidamente dopo la formazione di un qualche tipo di  pianeta 4,5 miliardi di anni fa. 
Se è successo qui sulla Terra, perché non sarebbe potuto accadere altrove?


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